cambiare

Siamo seduti sul divano. Anzi, lui è seduto, io sono sdraiata. Appoggio la testa sulle sue gambe. Lui sfoglia una rivista, io leggo un libro. “Sei come sei” della Mazzucco. Ad un tratto una frase “…non si può voler bene stando lontani. Il bene si nutre delle cose di tutti i giorni, della presenza…”. Mi si annebbia la vista. Sento le lacrime che spingono per uscire ma io non voglio. Sento crescere l’urgenza di parlare.

Io lo so che i libri li incontri sempre quando servono. Puoi tenere anni sul comodino “Delitto e castigo” e poi leggerlo in un giorno. Ho fatto così io. E non è l’unico caso.

I libri sono acqua che disseta la mente, sale sulle ferite aperte, compagni di viaggio in terre sconosciute, luoghi nuovi in cui puoi essere te senza essere te, immagini che si trasformano in una vita che ti sembra di avere veramente vissuto, volti che per te diventano reali, voci che riecheggiano nei tuoi pensieri, respiro. Sono un modo di amplificare il vivere.

E oggi non è diverso. La Mazzucco la dovevo incontrare. E doveva essere oggi. Per dare evidenza e voce a qualcosa che non sapevo dire, lei invece sì. E io lo so perché li scrivo anche i libri. Ho vinto anche dei premi. Ho avuto una rubrica televisiva in cui incontravo scrittori. Insomma conosco il potere di una frase ben scritta.

Prendo il coraggio a due mani e lo faccio. Sussurro “Mi manchi” sempre con il libro aperto davanti. Lui abbassa la rivista, mi guarda da sopra, si mette addosso una faccia perplessa e risponde” Ma se sei qui con me!” La sua esclamazione è assolutamente corrispondente al vero. Ineccepibile.

Mi alzo, poso il libro, mi siedo sul tavolino di fronte a lui, quello di cristallo su cui ha allungato le gambe. Lo guardo. Mi godo questo istante di silenzio prima della bomba che sto sganciando. Chissà se è quello che prova un cecchino, l’istante prima di premere il grilletto. Se la consapevolezza che dopo nulla sarà più come era, fuori e dentro di lui, se la gode un attimo. Come un cucchiaino di nutella che non vuoi inghiottire, continui a tenertelo sulla lingua, finché è possibile.

Non mi sta più guardando. Crede sia una delle mie mattane. Sta guardando la pagina delle Honda. Valuta le caratteristiche per capire se prendere un’altra moto o uno scooter, che a Milano sarebbe tanto più comodo. Io lo guardo e aspetto. Sente i miei occhi che lo osservano e quindi mi guarda, finalmente, anche lui. “Non vorrai mica litigare?” domanda con un filo d’ansia nella voce. E’ questo quello che pensa sempre. Se dico qualcosa che non è quello che voleva lui è solo perché mi piace litigare. Avete mai conosciuto qualcuno che ami discutere davvero? A parte i retori dell’antica Grecia intendo. O gli avvocati che altrimenti sarebbero poveri. Io nessuno. Ma lui mi dice sempre così.

Scuoto appena la testa e dico” No. Vorrei solo farti capire che mi manchi. Davvero”

Posa la rivista. Abbassa le gambe e si appoggia sui gomiti, avvicinandosi a me, che sono davanti a lui, mi guarda negli occhi e con un sospiro dichiara “Non capisco come posso mancarti mentre sono qui, davanti a te. Mi sembra un discorso surreale anche. Ma ti ascolto”.

Allora inizio a lasciare andare la bomba “ Mi manchi perché non sei davvero con me. Sei lontano con i tuoi pensieri. Non li condividi con me. Ti tieni dentro un sacco di parole. Tutto quello che non dici diventa un mattone. Le discussioni invece sono il cemento. E li usi per alzare quel muro che ormai è talmente alto che neppure il tuo cuore riesce più a farsi sentire”

Resta in silenzio quindi continuo “Quando ci siamo conosciuti parlavi tantissimo, a volte anche più di me. E non è facile! Adesso se parli è solo per enumerare tutte le cose che non vanno, quelle che non funzionano, i nodi da sciogliere, le evoluzioni che deve avere il rapporto e che non vedi. Sei rabbioso, rancoroso. Infelice.”

Niente. Mi guarda e sta zitto. Allora proseguo “ Anche io sono infelice. E credimi. Non voglio sollevarmi dalle responsabilità. Non dico che si deve trovare un colpevole. Non ti sto puntando un dito contro. Constato semplicemente la realtà. Siamo infelici e invece di parlarne lasciamo andare questo amore a puttane”

Si alza. Va in cucina.  Apre il frigorifero e beve l’acqua ( di certo direttamente dalla bottiglia). Non mi chiede se ho sete. Torna e si risiede. Nello stesso posto. Nella stessa posizione. E dice “ Abbiamo già parlato fin troppo. Sono le azioni che contano. Dunque è inutile continuare a parlare.”

E adesso voi direte che è logico quello che dice, che le parole senza i fatti sono magari bellissime ma effettivamente inutili. O si fa l’Italia o si muore. E’ assolutamente vero. Anzi, starete anche pensando che me la sono voluta un po’ questa risposta. Che forse era meglio se continuavo con i cucchiaini di nutella. Che sono una donna ed ho il cervello pieno di quelle stronzate da film. Tipo uno che davanti ad un discorso così mi rassicura, mi dice che è tutto a posto, che certo magari è stato lontano ma ha capito che il nostro amore è così grande che può aiutarlo anche a risolvere i suoi problemi. Che d’ora in poi ricomincerà a guardarmi veramente e tutto questo lo dice tenendomi stretta tra le sue braccia. Questo pensate lo so.

Beh certo, forse mi merito la risposta ma non mi merito un uomo che non c’è neppure quando c’è. Questo no. Non lo merita nessuno. Non solo io. E allora faccio una cosa che non ho mai fatto ma da tanto penso di fare: mi butto giù dalla finestra. Davanti ai suoi occhi. E faccio in tempo a vedere un lampo di doloroso stupore che offusca le sue pupille. E’ un bel volo dal settimo piano di questo palazzo moderno. Mi immagino quelli che mi stanno vedendo cadere verso il basso. Il loro senso di impotenza. Ma soprattutto il suo. Ho il tempo di immaginare quello che diranno quelli che mi amano, quelli che mi conoscono, quelli che faranno finta di avermi conosciuta solo per poter avere qualcosa da dire. Certo. Se ne parlerà. Ci sarà sicuramente già pronto un coccodrillo per i telegiornali della sera e si faranno ipotesi sui giornali.

Ma solo una domanda conta: lui piangerà, almeno questa volta, per me?

In realtà mi mangio un cucchiaino di nutella, giusto per fare qualcosa di diverso dal solito. Poi vado in camera, apro la finestra e butto tutti i suoi vestiti dal balcone ma solo perché le mie azioni siano un segnale del cambiamento. Prendo le chiavi della sua preziosa Porsche e scendo in garage. Salgo dal lato del guidatore, mi sistemo il sedile e lo specchietto , metto la retro e sbatto contro il muro del garage. Sempre e solo perché le azioni sono più importanti delle parole. Scendo, butto le chiavi nel tombino, salgo sulla mia macchina e parto in direzione del mare. Perché di solito vado in montagna ed è giusto cambiare!

Non me lo chiedo neppure. Sono certa che questa volta piangerà.

 

2 risposte a "cambiare"

  1. amleta ha detto:

    Della Mazzucco ho letto ” Lei così amata” ed è stata un’evoluzione e un cambiamento per me molto importante.
    A volte noi cambiamo ma chi ci sta accanto nemmeno se n’accorge e quando lo fa è troppo tardi.

    Mi piace

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