Fine di noi ( versione di lui & lei)

 

Lui

Mi sono allentato la cravatta appena salito in macchina.

Lei mi sta aspettando. Sarà intenta a preparare la cena, vedrò certamente uno sguardo di rimprovero, arrivando con mezz’ora di ritardo. Passerà come un lampo nei suoi occhi. Poi mi sorriderà e mi chiederà come è andata oggi. Io risponderò a monosillabi e quindi lei comincerà a raccontarmi per filo e per segno cosa ha fatto , con chi ha parlato, chi ha incontrato, cosa le ha detto la sua amica al telefono, com’era bello quel completino intimo e perché non l’ha comprato, quanto è stata noiosa la riunione stamattina, come si è arrabbiata per quello stronzo che le ha rubato il parcheggio, come è stata contenta di trovare la cassa del supermercato libera e che ha visto un volo per Formentera. Potremmo partire la prossima settimana?

Io dopo il ciao sono entrato nel mio mondo parallelo. Cioè la sento che parla e registro anche sprazzi dei suoi racconti ma sono troppe parole. Quante ne dice! A volte mi domando se respira come me o è dotata di un polmone artificiale esterno perché è impossibile che prenda davvero fiato in mezzo a tutte quelle parole, quei pensieri, quelle domande che fa a se stessa e a me in modo alternato.

Meriterebbe un uomo diverso da me. Uno che le apre la portiera della macchina, che arriva con un mazzo di fiori in un giorno qualunque, che le organizza una festa a sorpresa per il suo compleanno, che la porta al cinema a vedere un cartone animato, che la ascolta davvero, che la guarda davvero, che la ama davvero. Non è che io non la ami. Questo no. E’ che non lo faccio come lei vorrebbe. E questo lo so.

Lo leggo nei suoi occhi. Ormai anche quando facciamo l’amore capisco che lo fa per me. Che lei si è ritirata in un cantuccio, come se non avesse diritto di essere felice. Si accontenta di essere al servizio del mio piacere e fa finta che piaccia anche a lei. Una volta invece era un uragano di passione. Adesso gode in silenzio. Se gode davvero.

Lo leggo nei suoi occhi quando siamo fuori a cena. Non si arrabbia più se guardo una bella donna. Cioè lei odia che io lo faccia. Dice che è mancanza di rispetto. Ma anche se le dà fastidio, non mi dice più niente. Una volta faceva delle scenate di gelosia epiche. Anche teatrali potremmo dire. Esagerate. Adesso tace.

Lo leggo nei suoi occhi quando sceglie un vestito. Sta benissimo. Ha morbide forme femminili ma si vede sempre quel filo di pancia, quella pelle non più così tonica. Perciò va a correre ogni giorno. Si vede mentre si guarda allo specchio che è fiera dei frutti del suo impegno. Eppure, anche allora, appare qual velo nei suoi occhi.

Lo leggo nei suoi occhi quando andiamo a Messa. Lei si inginocchia. Io no. Lei canta. Io no. Lei piange, a volte, silenziosamente, perché le manca sua madre. Io no. Lei mi prende la mano quando recita il Padre Nostro. Io la lascio fare ma non le prendo mai la mano io, di mia iniziativa. E lo so che vorrebbe.

Lo leggo nei suoi occhi quando litigo con mio padre o mio fratello. Lei dice che non dovrei insultarli come faccio. Non è che sia contro di me ma non le piace il mio modo di fare con loro. Dice che un giorno me ne pentirò. Che mio padre e mia madre sono anziani e non so per quanto vivranno ancora. Che quando succederà mi resterà solo mio fratello. Che rischio di non avere nessun rapporto con l’unica persona che ha il mio stesso sangue che gli corre dentro. Ma siccome è la mia vita, io lo faccio lo stesso. E le dico che non sono cazzi suoi. E lo so che lei ci soffre.

Lo leggo nei suoi occhi quando partiamo per un viaggio. Una volta mi leggeva la guida, mi obbligava a giocare a creare delle frasi con le lettere delle targhe, mi faceva mille domande su cosa avremmo visto secondo me e come sarebbe stato secondo me quel posto. Le brillavano gli occhi davanti ad ogni nuovo cielo da esplorare. Ma adesso no. Certo, è sempre la miglior compagna di viaggio che io abbia mai avuto, però non è felice. Si vede che non la amo come vorrebbe.

Lo leggo nei suoi occhi quando piange. Perché lei è una donna e quindi piange. Lo sa che piangendo insieme alle lacrime escono i detriti che ha sul cuore. Intanto che piange mi dice di non preoccuparmi. Che poi le passa. E poi le passa davvero. E ricomincia a ridere e a raccontare. A sognare. A progettare. A vivere insomma. Ma si vede che è triste. O almeno lo vedo io. E mi sento impotente.

Lo leggo nei suoi occhi quando si accorge che ormai non avremo un figlio. Sorride ai bambini degli altri. Li prende in braccio. Gioca con loro. Ascolta i racconti delle sue amiche mamme. Finge di capire i loro problemi e non chiede mai a loro di capire il suo. Quel dolore sordo che si porta dentro. Quel fallimento che considera solo suo. Quel rimpianto che la accompagnerà per sempre. Ma non me lo dice e non mi incolpa di nulla.

Insomma, io alla fine non leggo libri. Leggo solo nei suoi occhi. E solo attraverso quelli leggo e capisco tante cose del mondo e della mia vita. E ancora non so perché non riesco ad amarla come vorrebbe. In fondo sarebbe facile. Anche perché sono poche le cose che la rendono felice.

Ha tutta una serie di regole, se così vogliamo definirle, che sarebbe semplicissimo rispettare, se così vogliamo dire. Basterebbe darle un bacio quando ci svegliamo e prima di dormire così come quando entro in casa e quando esco. Mandarle dei messaggi durante il giorno, ricordando di aggiungere una emoticon con il bacio o un cuore. Lo so. Sembra niente. Ma non lo faccio. E poi sto male perché leggo nei suoi occhi quel rimprovero silenzioso.

Ma mica me lo dice. A volte mi rimprovera. Si arrabbia per qualche mia mancanza, ma poi le passa e vuole un abbraccio. Le basta quello.

Mi prepara lei la festa a sorpresa cucinando tutto da sola e poi presentandosi ripulita e con i tacchi alti che adoro. Mi lava la biancheria e la sistema nei cassetti. Mi abbraccia quando sono furioso per una discussione con quello stronzo di mio fratello. Sta al mio fianco se mi ammalo e mi accudisce con tutto l’amore del mondo. Mi compra le macchinine che colleziono, in un giorno qualunque, senza che sia il mio compleanno. Mi accompagna al salone nautico e sogna con me un viaggio in barca a vela. Viene a vedere le mie partite di basket della mezza età e tifa come fosse alle finali NBA. Organizza cenette succulente con i nostri amici ed è una padrona di casa eccellente. Mi ascolta quando sono triste, arrabbiato, sfiduciato, felice, speranzoso.

Lei ascolta perfino i miei silenzi.

Non mi rimprovera. Ma siccome io non la amo come vorrebbe è come se mi sentissi rimproverato lo stesso.

Io sono così. E mica posso cambiare alla mia età. O smettere di sentirmi libero solo perché c’è lei.

E lei c’è. Rimane. Non se ne va. Mi riprende quando scappo e poi ritorno.

Però oggi mi sono spaventato.

Nei suoi occhi ho letto uno sguardo nuovo.

Non è di rimprovero. E’ di rassegnazione.

E’ la fine?

 

 

2 risposte a "Fine di noi ( versione di lui & lei)"

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