Fine di noi ( versione di lui & lei )

 

Lei

Io e Silvia, in quinta Liceo, scappavamo spesso, all’ultima curva prima della scuola, e andavamo in luoghi ameni a chiacchierare di politica , filosofia, amore…vita.

Una volta mi dice “Tu hai gli occhi come le mucche!” Io la guardo dubbiosa e anche un po’ offesa e lei continua “ Le vedi? Hanno gli occhi che parlano, sono luminosi e dolcissimi. Materni.  Come i tuoi” Abbiamo riso tanto quel giorno e da allora , ogni volta che vedo una mucca, non posso non pensarla. E aveva ragione. I miei occhi parlano.

Ti parlano quando torni a casa, in ritardo, con la cravatta allentata. Ho già scaldato la cena almeno una volta e non dici una parola. Ti ritiri in un mondo tutto tuo al quale io non ho accesso. Mormori un ciao e ti siedi. Io riempio il tuo silenzio di racconti. Dove sono stata, cosa ho fatto, chi ho incontrato, cosa ho detto al telefono, dove vorrei scappare questo weekend. Tu ascolti, sempre in silenzio. E mangi. Tanto che io non capisco se mi ascolti davvero.

Ti parlano dell’uomo che vorrei che tu fossi. Uno che mi apre la porta quando entriamo in un locale. Che mi sposta la sedia al ristorante per farmi sedere. Che mi regala il tanto atteso anello durante una serata speciale . Che mi organizza una festa a sorpresa con tutti gli amici, anche quelli più lontani che non vedo mai. Che arriva a casa con un mazzo di rose in un giorno qualunque. Che mi porta a teatro a vedere un balletto. Che mi ascolta quando parlo. Che mi guarda con amore. Che mi ama veramente. Non dico che non mi ami. Solo che non assomiglia per nulla a quell’amore che veramente vorrei.

Ti parlano quando facciamo l’amore. Che ormai non è più amore. Sembra più un dovere da compiere, qualcosa da fare per riempire un fine settimana noioso. Un tempo parlavamo ore dopo aver fatto l’amore oppure crollavamo stanchi e sudati. Ma un tempo era davvero condivisione, era davvero un modo di comunicare. Tutto. Anche la rabbia. Adesso neppure quello.

Ti parlano quando siamo per strada e guardi un’altra. Lo sai che è una cosa che non sopporto. Mi manchi di rispetto. E fai anche la figura del coglione. Ogni volta che un uomo, che è con una donna, fa lo stesso con me, io penso che sia un coglione: perché devi guardare me e non la tua donna? Ma non ti dico niente. Tanto è inutile. Una volta facevo scenate di gelosia, mi arrabbiavo, urlavo…un po’ teatrale certamente ma esprimevo i miei sentimenti.

Ti parlano quando mi vesto. Lo sai quanto è stata dura rimettermi in forma. Il mio corpo è sempre morbido, meno tonico di un tempo, mi vedo un sacco di difetti che maschero con gli abiti. Sono orgogliosa dei miei risultati ma non mi vedo bella nei tuoi occhi. E questo mi manca.

Ti parlano quando andiamo a Messa. Non mi prendi mai la mano per il Padre Nostro. Aspetti sempre che lo faccia io. E io lo faccio perché così mi sembra di avere accanto la mia famiglia, come quando ero bambina. E tante volte piango.

Ti parlano quando urli arrabbiato contro tuo padre o tuo fratello. Io lo so che poi ti pentirai, che ripenserai a tutte quelle parole gridate. Agli abbracci in cui non hai chiuso una lite. Ai “ti voglio bene” che non hai detto prima che fosse troppo tardi. Che ci ripenserai quando resterete soli tu e tuo fratello e sarete degli estranei, senza riconoscere neppure quel sangue che vi scorre dentro, uguale. Ma non ti importa di quello che penso io. “E’ la mia vita” mi rispondi.

Ti parlano quando partiamo per un viaggio. Scegliamo il posto, compro la guida, organizzo l’itinerario, prenoto voli e auto. Sembro sempre una bambina stupita, mi emoziono davanti ai colori del mondo che scopriamo ma non sono felice. Credo di essere comunque una buona compagna di viaggio ma si vede che non sono felice. Non sento più il tuo amore neppure mentre sei emozionato davanti al cielo d’Irlanda.

Ti parlano quando piango. Lo faccio spesso. Per gioia o per dolore è uguale. Piango fino a che non sento che i pesi che ho sul cuore si sono sciolti nel sale delle lacrime. Poi ricomincio a parlare, ridere, fare progetti, sognare. Vivere insomma. Però rimango triste. Non sono leggera come succedeva un tempo.

Ti parlano quando siamo da amici che hanno bimbi piccoli. Li prendo in braccio, gioco, guardo con dolcezza un seno che li allatta. Ascolto racconti di coliche, dentini, capricci. Faccio finta di capire. Ma non posso davvero, perché non sono mamma e mai lo sarò. Ma non dico nulla, non chiedo a nessuno di capire il mio dolore. Mi piacerebbe però che almeno tu lo capissi. Me ne parlassi. Mi tenessi la mano. Mi facessi sentire che sei con me dentro questa sofferenza.

Tu leggi i miei occhi, lo hai sempre fatto. Eppure non hai voglia di fare nulla di quello che mi renderebbe felice. Come se farlo fosse la fine della tua libertà. Che cosa te ne farai poi di questa libertà?

Io ho poche pretese, anche molto banali. Credo che ci si debba sempre baciare. Il bacio è il contatto intimo più importante da mantenere vivo, insieme agli abbracci. Quindi io bacio gli amici, la mia famiglia, le persone che incontro. Ma non te. Per te è un obbligo. E quindi mi sono arresa. Mi piace ricevere un messaggio del buongiorno e della buonanotte quando siamo lontani. Un cuore. Un bacetto. Ma per te anche questo è un obbligo. E quindi anche qui ho mollato la presa. E alla fine, a furia di lasciare andare, non sono più io.

Ma non ti dico niente. Non mi arrabbio più. Abbozzo sorrisi e sussurro parole. Mi sono spenta.

Ci ho provato! Dio solo sa quanto. Ti ho organizzato feste a sorpresa; ho sempre messo abiti sexy e tacchi alti; ti ho lavato la biancheria e messo in ordine la casa; ti ho difeso davanti a tuo fratello; ti ho accompagnato alla fiere delle tue passioni; sono venuta a tifare per le tue partitelle del dopo lavoro come fossi un campione; ti ho fatto piccoli regali non perché era il tuo compleanno; ti ho ascoltato quando ti lamentavi del lavoro, degli amici, dei colleghi, quando eri felice per un risultato raggiunto, quando sognavi una barca o una moto.

Ti ho ascoltato anche quando stavi in silenzio.

E lo so benissimo che ti senti una merda ma non puoi essere diverso. Almeno non con me.

E tu sai che ci sono sempre stata. Ti ho ripreso indietro ogni volta che sei partito e poi tornato.

Perciò oggi sei spaventato leggendo uno sguardo nuovo nei miei occhi.

E’ rassegnazione. E’ resa.

E’ la fine?

 

 

2 risposte a "Fine di noi ( versione di lui & lei )"

  1. joseph pastore MAKER ha detto:

    Capisco il disagio di cui talvolta son stato artefice ma mi svaventa sempre sentire o leggere di qualcuno che si lamenta di quello che non rivece piuttosto di quello che non riesce a dare. Sono specchi riflessi. Ed infine ricordo di una ex che a me distratto indicava una passante dicendo:”Guarda che gnocca!”

    Mi piace

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