Disordine

Sono entrata in casa e mi sono spogliata andando verso la doccia. Lasciavo cadere gli indumenti come fossero le molliche di pane sparse da Pollicino. Ridevo da sola. Pensavo che l’indomani avrei maledetto questo casino che stavo lasciando dietro di me.
Non riuscivo a smettere di ridere. Di spogliare anche lui, allo stesso modo, sparpagliando indumenti come se fossero stati portati dal vento.

Lui mi lasciava fare. Contribuiva a sua volta. Rideva dentro la mia bocca. A metà corridoio eravamo nudi. Si è fermato e mi ha presa in braccio. Mi ha appoggiata contro il muro. Abbiamo scopato così. Ridendo. Poi ci siamo seduti per terra. Sfiniti ma felici. E ancora ridevamo. Ci è venuta fame ma in casa non c’era niente.

Il bello di vivere a Milano è che puoi ordinare qualunque cosa. Anche alle 11 di sera. Ho chiamato il mio ristorante di fiducia ed ho ordinato tutto il menù. E due bottiglie di Chardonnay.

Intanto che aspettavamo abbiamo fatto la doccia insieme. Io lavavo lui e lui lavava me. E ridevamo. Lui con la barba mi graffiava la pelle ma solo il giorno dopo avrei trovato i segni sul corpo.

Abbiamo mangiato in accappatoio. Seduti per terra. Come da ragazzini quando non ci sono i genitori. E parlavamo. Ci baciavamo. Ridevamo. Bevevamo.

Poi abbiamo fatto l’amore. Quello dolce. Fatto di sussurri e carezze che la foga l’avevamo già buttata fuori prima. E abbiamo smesso di ridere perché era serio questo amore. Era un respiro condiviso. Era sentire lui ovunque che sentiva me ovunque. Intendo più dentro del sesso. Era cuore. Era libertà. Era universo. Era uno di quegli abbracci che non dimenticherai mai.

E dopo siamo rimasti accoccolati tutta la notte. Lui era grande, possente, muscoloso. Sembrava il bozzolo ed io la farfalla. Ogni tanto mi spostava i capelli e mi baciava sul collo.

Quando ci siamo svegliati mi ha dato un bacio. Mi ha chiesto – che ore sono.
Gli ho detto – le sei.
E lui ha domandato – dove vai.
E io – a lavorare.
Ha risposto -ok.
Si è alzato, mi ha di nuovo baciata. Si è vestito recuperando le sue cose, facendo il cammino al contrario.
Arrivato alla porta mi ha detto- ciao. E poi – mi chiamo Mike. E tu.
⁃ Melania

-E poi?

-E poi mi sono svegliata!

-Ma in che senso ?

-Nel senso che era un sogno! Ti pare che io semini i vestiti per la casa?

Giulia ha cominciato a ridere come una matta. Siamo salite in macchina e abbiamo trovato parcheggio proprio davanti al pub. Le altre erano già dentro. Avevano anche preso possesso di un tavolino in ottima posizione.

Le solite chiacchiere tra donne. Birra e risate. Racconti e confessioni. Ad un certo punto un tipo si avvicina al tavolo. Ha un sorriso da pubblicità. È grande, grosso e possente. Brinda con me e si presenta.

⁃ Ciao, sono Mike. E tu?
⁃ Melania

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