Life

“Sono mesi che lavoro a questo progetto. Essendo un ingegnere, conosco il valore della parola. Il suo impegno. Il contenuto che comprende.

Saranno tutti possibili colpevoli. Tutti. E si cagheranno sotto. Solo io saprò la verità. Ma non potrò più dirla. Non ci sarò.

Io sarò il corpo morto.

E mi pare di vederli, il giorno del funerale. Contriti, piangenti, apparentemente straziati dal dolore. È una famiglia di attori la mia.

Anna indosserà un elegantissimo tubino nero e un paio di Louboutin. Sosterrà quella stronza di mia madre, che altrettanto parrà inconsolabile.

Lei che ha rovinato la vita a quell’uomo triste che è mio padre. Lo ha separato da un futuro di luminoso artista e lo ha reso un grigio uomo marketing. E lui ha accettato. Non ha avuto forza di ribellarsi. È morto dentro quel completo di Armani.

Lo indosserà quel giorno. E il suo pianto sarà il solo vero, insieme a quello di Stefano. Che non avrà la forza però, di ribellarsi. Neanche lui.

Poi ci sarà il gruppetto dei compagni, mariti, fidanzate. Tutti come loro. Falsamente tristi.

Mia madre ha conosciuto mio padre quando girava il mondo con il nonno, alla ricerca di opere d’arte che avrebbero assunto valore. Lui si è lasciato comprare. E così siamo nati noi 5, già morti.

Ho cercato di essere me stesso. Sono andato per il mondo. Ho fatto di tutto dall’animatore nei villaggi turistici a quello sulle navi. Ho provato ogni genere di droga. Ho scopato con donne più giovani, più vecchie, sposate, disperate, innamorate. Mi sono sentito liquido ad Amsterdam e poeta a Parigi. Ho frequentato la feccia di Marsiglia.

Ma dovevo tornare a casa. Stefano stava male. Una blanda forma di autismo ed io ero il solo che lui lasciava avvicinare. Così hanno incastrato anche me. Contando sul mio amore per l’unica persona che mi dispiace lasciare. E per cui sono preoccupato. Ma adesso che ha trovato Lucia, sono più tranquillo: lei se lo porterà via, lo allontanerà da questa merda. Lo salverà.

È tutto pronto. Lascerò una lettera che gli inquirenti troveranno utile alle indagini. E poi mi divertirò a vederli insultare le mie ceneri mentre perdono ciò che per loro è l’unica cosa che conta: i soldi.”
Eva entra nella stanza mentre io sono talmente concentrato sul mio racconto che non la sento finché non mi bacia sul collo.

-Amore, siamo tutti pronti per il brindisi ed il discorso di papà…

-Arrivo subito

-Hai finito il pezzo da mandare al giornale?

-Sì…devo solo dare l’ultima lettura

-Posso farlo io?- mi domanda curiosa

-Sì dai!

Si siede sulle mie gambe e legge. Osservo i suoi limpidi occhi azzurri che esprimono mille emozioni e le sue labbra che sembrano quelle di un bambino quando legge sottovoce. È bellissima. Adoro guardare il mondo e immaginare le emozioni che provocano i miei racconti attraverso lei.
Si asciuga una lacrima. Appoggia le sue labbra sulle mie, dolcemente, come fa con i bambini quando già dormono.

-È duro, triste, agghiacciante. È un ritratto drammatico di una famiglia. Ovviamente è scritto benissimo.- mi dice con quei suoi occhi che mi fanno battere il cuore ancora oggi

-È come sono tante famiglie. – Le rispondo con un sorriso

Scendiamo e sono tutti riuniti intorno al tavolo, i bambini corrono per la stanza. La mamma sta sistemando la cravatta di papà, Anna sussurra qualcosa all’orecchio di Carlo, Stefano sorride ad un qualcosa che ha detto Lucia. Io li abbraccio tutti con lo sguardo ed io ringrazio Dio di essere uno scrittore: posso raccontare tante vite e godermi la mia.

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