Riflessioni banali

Non sono il genere di persona nostalgica: per me non si stava meglio quando si stava peggio, non tornerei al liceo con i brufoli e gli amori che durano un giorno, non rimpiango le scelte fatte ( semmai cambio idea e strada) , non mi deprimo per le nuove rughe che scopro sul mio volto ( ho la presunzione che rappresentino le gioie del mio vissuto) , non aspetto che arrivi l’età della pensione per fare quel viaggio che sognavo ( che poi la pensione noi neanche l’avremo!) e non partecipo ai lamenti collettivi sui governi.

Quindi mi preoccupa solo una cosa: la gente non si guarda più, non parla davvero, non si sorride per la strada! Le facce infilate nel telefono si perdono occhi sconosciuti. I selfie che raccontano gioie finte, annebbiano il vivere il momento. Le pause dedicate ai giochi, tolgono tempo per ascoltare quel collega.

Alziamo la testa per strada, sorridiamo agli sconosciuti, togliamo le cuffie dalle orecchie, ascoltiamo il canto degli usignoli, aspettiamo il bus leggendo un libro e ricominciamo ad essere vivi e vibranti: ci saranno meno post in rete ma tanta felicità da ricordare in più 🎈

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