Infinita(mente)

Il mio nome è Mente.
Devo dire che l’ho sempre considerato un cruccio. Come tutti sanno, infatti, corrisponde alla terza persona singolare del verbo mentire che significa inventare con la mente e quindi, per estensione, fingere.
Sono stata meno fortunata di Cuore o anche di Stomaco, loro si trovano nella felice condizione di avere un senso univoco, che li riguarda nella loro forma o condizione. Eppure, proprio a me, tocca coordinare tutti, essere colei che scopre soluzioni, che anticipa la possibilità che intervenga un problema. Io gestisco sia le sensazioni positive che quelle negative ed ammorbanti. Ho due uniche ragioni nelle scelte dei miei comportamenti, difendermi da due fobie: quella di morire e quella di non essere amata.
Vi sembrerà semplice e non lo è. Gestire un’emozione così complicata e sfaccettata come la paura, così egoista ed al contempo salvifica, è una lotta continua e sfibrante. A volte è persino buffa, devo ammetterlo, scappa con le mani sul viso terrorizzata e si nasconde in un angolino, altre volte si erge spavalda come se dovesse conquistare il mondo per poi ritirarsi abbattuta, lasciando che riemerga la sua solita ossessione.
Io non riposo mai. Non esiste un momento in cui posso assentarmi, sentire la libertà del non pensare, lasciare che il vuoto mi riempia.
E’ impegnativo. Il corpo intero, i muscoli, le strutture tendinee, le membra tutte possono riposare, lasciare andare, “mollare”, come dicono oggi i giovani: a me tocca una vita in stato di allerta. E quando poi arriva il ristoro del sonno, mi devo occupare delle sensazioni, dei sogni che possono mettere in pericolo l’equilibrio del tutto. Insomma, avrei bisogno di ferie e non mi vengono mai concesse.
Ora però non voglio apparire come una di quelle tipette nervose ( tipo certe cellule pancreatiche) che si lamentano di tutto: la pioggia incessante, il sole troppo caldo, la cultura che non nutre l’anima e la tecnologia che imbruttisce l’uomo. Sono una creatura tendenzialmente felice. Amo le lunghe passeggiate, l’ossigeno che mi accarezza in ogni parte quando mi sento in armonia con il mondo, le letture che mi insegnano nuovi percorsi da seguire ( a volte riesco ad apprendere strade sconosciute e metto a tacere Paura buttandomi nell’esplorazione) e pratico la meditazione. Insomma, tutto sommato, non mi posso lamentare.
E’ che oggi sono smarrita. Mi mancano due parole che da sempre mi elevano, mi aiutano nella scelta del bello e non le trovo più. Sono talmente terrorizzata all’idea di restare questa creatura indifesa senza quei due scudi, che mi tocca affrontare un viaggio che non è per me abituale: un controllo di tutti gli organi. Mi sento un po’ come quei dottori che ogni tanto incontro, con gli occhialini a mezzo naso, con uno stetoscopio alle orecchie che credono di ottenere risposte con semplici e banali stimoli: io saprei essere più fantasiosa.
Cuore è da sempre il mio preferito, quel colore luminoso, il battito ritmico e costante che accompagna i suoi discorsi e la capacità di prendere voli folli e discese spaventose nel momento in cui si innamora: lo adoro! Quando lo raggiungo è impegnato a valutare le impercettibili differenze di tono nella voce dell’amore del momento, sta leggendo un testo di Pnl ed è convinto che, imparando le regole, io mi adeguerò a metterle in atto per facilitare il suo compito. Devo dire che è questo che mi affascina di lui: è sempre un grande ottimista.
“Come stai?”
Alza gli occhi su di me ed un sospiro rassegnato accompagna la sua risposta
“Come uno che cerca la soluzione di un delitto senza essere fornito della capacità previsionale di Sherlock Holmes nel considerare le mosse dell’assassino”
Sorrido e lui si rabbuia
“Non capisco cosa possa risultare buffo nella mia risposta”
Lui è fatto così. E’ un ribelle nato ed è convinto di poter vivere senza di me.
“Nulla. Hai ragione. Comprendo il problema e sono certa che, insieme, arriveremo alla soluzione”
Alza le spalle.
“Come mai sei qui?”
E’ curioso, perciò così spesso è ingestibile.
“Ho perso due parole. Erano davvero importanti. Utili a vedere il mondo come un bambino. Non le vedo da due giorni ed inizio a temere di non trovarle più. Tu le hai viste?”
Ho attirato la sua attenzione: adora le storie.
“Per aiutarti avrei bisogno di qualche dettaglio: che tipo di vocaboli sono?”
“Di quelli che portano luce, alleviano la negatività, ti fanno tenere viva la voglia di andare avanti e di provarci, anche quando sembra impossibile vincere”
“Wow”
“Tutto qui”
“Beh, sì. Quando le trovi portamele subito perché a questo punto capisco che è solo colpa tua se sono in questo stato di impasse: lo dico da tempo che dovrei avere io il controllo. Le parole non le perdo mai, anzi ne invento di nuove quando sono ispirato! Invece eccomi qui, a studiare testi pesanti e noiosi, proprio perché non ho le voci, che dovresti custodire tu!”
Mentre parla mi punta l’indice al petto e, finita la sua sfuriata, mi gira le spalle e si immerge di nuovo nel libro. La conversazione è finita. Lo conosco bene: è inutile insistere.
Proseguo e mi avvicino a Stomaco che è impegnato nei suoi esperimenti chimici: ci sono tante ampolline piene di liquidi di ogni colore e consistenza, fumi che si alzano e rumori di ogni genere. E’ impegnato nella fase che preferisce, la digestione.
La sua natura gioviale e accogliente lo porta a venirmi incontro e stringermi in un abbraccio.
“Che bello vederti! Che cosa posso fare per aiutarti?”
“Cosa ti fa pensare che abbia bisogno di aiuto?”
“Guarda che sei tu la Mente: te lo leggo negli occhi che ti serve una mano!”
Devo ammetterlo, quando dicono che lui è il mio secondo in comando non sbagliano, siamo due anime diverse ma unite in maniera indescrivibile.
“Hai ragione. Mi serve un supporto: ho perso due parole, bellissime, di quelle che riescono a farti godere di ogni istante quando sei bambino e poi…non so, non le trovo più ma mi servono per dare senso alla vita!”
“Capisco. Libertà e gioco?”
Lo osservo dubbioso. Poi scuoto il capo.
“Belle, adatte, coerenti con la mia richiesta ma no. Sono vibranti, intense, colorate, profumano di anguria e ciliegie, zucchero filato e caramelle. Ti fanno provare quella sensazione alla tua bocca che io amo”
“Wow”
“Anche tu?”
“Anche io cosa?”
“Questo linguaggio da adolescente come Cuore!”
“Uffa, sei sempre la solita bacchettona! Mai che ti lasci andare. E’ questo sai che mi crea quei problemi che mi chiudono e mi rendono così arrabbiato certi giorni! Concediti un po’ di relax”
“Non ho voglia di discutere. Vado da Orecchio che magari ha sentito qualcosa”
Mi allontano un po’ risentita e sempre più in ansia, sento Amigdala che spinge per farmi entrare in uno sgabuzzino buio ad attendere che passi questo momento.
Orecchio è sdraiato su una poltrona e si gode il gorgoglio dell’acqua del fiume che scorre limpido poco lontano da noi. E’ assorto nel percepire ogni informazione sonora più o meno forte, intensa ed alta. Lo ammiro nello sforzo di arrivare a registrare suoni nuovi ed osservo il suo volto che si indurisce o diviene sereno a seconda del timbro individuato.
“Che meraviglia!”
Alla mia esclamazione si volta sorpreso e un largo sorriso gli illumina il volto.
“Mente! Sono troppo felice che tu sia qui a condividere con me questo momento! Senti quello che sento io?”
I miei occhi sono pieni di lacrime mentre ammetto
“Sì. Grazie!”
“A te. Sei proprio tu che mi consenti di vivere libero e raccogliere tutto quello che più amo. Sei una grande, capo!”
“Mi piace il tuo modo di vivere sai? E ho bisogno del tuo aiuto. Ho perso due parole. Hanno un suono leggero ed allo stesso tempo pieno, sono ricche di note diverse ed altrettanto coinvolgenti, sono il colore fatto musica”
“Devono essere stupende! Penso a gioia e felicità.”
Mi osserva in attesa di vedere il mio volto accendersi. Mi tocca deluderlo.
“No. Quelle le ho. Sono più ampie, adatte a descrivere il mondo di quando eravamo piccini ed inconsapevoli. Eppure quelle le avevamo già dentro!”
“Sono desolato. Posso solo dirti che spero veramente che tu le ritrovi perché ascoltarle sarà pura magia”
Mi allontano in direzione di Occhio che mi vede arrivare ed è attraversato da una luce talmente forte che mi costringe a fermarmi sulla soglia del suo atelier.
Anche lui è felice di vedermi e mi apostrofa simpaticamente
“Come mai sei scesa dai piani alti?”
Ha un sorriso che sembra il sole: ti abbaglia.
Si accorge del mio stato d’animo e abbassa la luminosità perché io mi possa avvicinare. Mi mostra una poltrona libera davanti al cavalletto con una tela che sembra uscita direttamente dalle mani di Van Gogh, un vortice materico di colori.
“Ho perso due parole”
Ammetto con un tono stanco e svuotato.
Mi osserva entrando nel profondo delle mie sinapsi, riesce a possedermi come nessun’altro organo può. Mi legge dentro anche in quello che io non vedo, non trovo.
Si illumina.
“Aspetta un attimo. C’è una zona di buio qui, dietro la tua mandorla rossa, e…eccole!
Meraviglia e Stupore! Erano nascoste e la luce raggelante di Amigdala non ti permetteva di scorgerle: a volte basta cercare una nuova prospettiva ed il nitore raggiunge i luoghi più impensabili”
Lo abbraccio come un naufrago il suo salvatore, come una mamma che aveva creduto di aver perso suo figlio, come un amore che ritorna da un lungo viaggio.
Lui è commosso, si capisce perché non è limpido ma appena mosso.
Si volta verso la tela e riprende in mano un pennello: il colore è oro puro.
Mi allontano fischiettando una dolce melodia, guardando il verde del parco che ci circonda , avvertendo un dolce languore e mi sento musica fusa nell’azzurro del cielo.
Mi sento Meraviglia e Stupore.

2 risposte a "Infinita(mente)"

  1. cormi57 ha detto:

    Cara e gentile Mente,
    hai quasi trovato le due parole che definiscono la tua natura, ma suggerisco una leggera correzione di indagine per raggiungere lo scopo della tua ricerca.

    Le due parole, a mio avviso, sono: meraviglia e contemplazione.

    La meraviglia e’ il primo risultato in te prodotto dalle sensazioni raccolte dai cinque sensi.
    A questo risultato segue la contemplazione, tua funzione primaria, Mente, sintesi e scopo finale della meraviglia.

    Buona contemplazione, allora. 🙂

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