Maturando amore

-Stanotte non riuscivo a dormire.

-Te l’avevo detto di non mangiare il secondo piatto di tortellini!

-Non è stato quello a tenermi sveglia.

-Cosa allora?

-Il tuo respiro regolare, ritmico, pacifico…

-Perdonami ma non capisco.

Lo guardo con dolcezza.

-Mi sono alzata per andare in bagno e, al mio ritorno, la luce della luna illuminava fiocamente la stanza. Il tuo profilo si stagliava nel buio ed il tuo petto, con un ritmo costante, ipnotico, come un mantice spinto dolcemente per produrre la melodia celestiale di un organo, si muoveva. Ascoltare questa musica mi ha risvegliata. Ed ho iniziato a pensare all’assurdo che stiamo vivendo oggi.

-Noi?

Sorrido. Il suo pessimismo è ancorato a radici così profonde che il mio ottimismo, altrettanto saldo, lo guarda con simpatia.

-La lingua delle nostre origini e la lotta, ben più moderna, rispetto ai generi.

Ha dipinto in volto un sorriso ineffabile, la soddisfazione emana da tutta la sua figura.

-Adoro questo momento: quando capita che, da un avvenimento banale, sai far nascere una scoperta epocale! Hai tutta la mia attenzione amore mio.

L’orgoglio mi rende fremente e, credo, ancora più innamorata.

La prima volta che l’ho incontrato, nei corridoi che serpeggiano tra le aule universitarie, mentre  mi muovevo alla ricerca di un bagno decente, che era poi quello del docente, mi ha guardata con la stessa attenzione che si dedica ad un soprammobile vetusto ed impolverato. Mi aveva ricordato Gozzano e “le buone cose di pessimo gusto”, o meglio, io mi ero sentita così, tipo “loreto impagliato”. In realtà lui molto spesso è completamente assente dalla “realtà”, viaggia in meandri reconditi e fantasiosi, costruisce dialoghi immaginari con quelli che diverranno personaggi dei suoi racconti. A volte si chiude in bagno e parla da solo, cambiando anche la voce a seconda del soggetto interpretato, per poi uscirne, paonazzo in viso, felice come un bambino davanti alla sua prima neve, ed incessante, roboante, come un fiume in piena, mi aggiorna sulle evoluzioni di stato della storia.

E’ così che ci siamo innamorati, inciampando l’uno nei sogni dell’altro, scoprendoci all’interno della stessa citazione letteraria o filosofica, sfinendoci di letture, a notte fonda, dopo aver fatto l’amore e cercando ogni giorno, come viandanti nel deserto, nuova linfa di conoscenza per le nostre menti così simili a gole arse.

Per me è stata la prima volta, fino ad allora i miei sensi mi avevano spinto ad incontrare uomini che mi attraevano magneticamente a livello sessuale e che non avevano alcun elemento intellettuale a me affine: orgogliosi di non avere mai letto un libro in vita loro!

E’ una cosa che è iniziata da ragazzina, se c’era il minimo sentore di cultura scappavo.

Ed è incredibile perché, a casa Bellini, l’elemento che colpiva maggiormente ogni persona che arrivava per la prima volta, non erano i trecento metri quadri sui quali si sviluppava l’appartamento, bensì la libreria che, da terra al soffitto, lungo una parete infinita, si presentava come un vulcano eruttante sapere.

La domenica mattina, dopo la Messa, eravamo tutti comodamente seduti sul divano in soggiorno, ognuno con il suo libro, immersi e rapiti da mille ed uno viaggi in storie, personaggi, vite e destini inconoscibili a chi non sceglie di dimenticare se stesso, per ascoltare la voce narrante di un cuore che, generoso, ha donato tempo al mondo. E’ così che vedo ogni libro, una strabiliante offerta di minuti preziosi: se impiegati a leggere dilatano enormemente quelli dedicati ad amare e dunque a vivere.

-Credo che in realtà la troverai una riflessione banale. Potremmo quasi definirlo onanismo linguistico.

Mi schernisco io, non desidero che si crei illusioni. In realtà è un pensiero tutt’altro che bizzarro, ha un che di logico e forse anche definibile e conoscibile, potrebbe avere addirittura un senso se portato in un talk di quelli che oggi impazzano.

Lui ha la stessa espressione di quando ha voglia di fare l’amore, mi guarda in fondo agli occhi, come se stesse cercando qualcosa ed inizia a farmi sentire toccata dalle sue mani forti e sapienti ancora prima di iniziare veramente a farlo. Mi possiede prima con la mente e poi con il corpo. Una forma di sesso talmente profonda ed appagante che un tempo non sarei riuscita a vivere, ero troppo giovane, desideravo il controllo e mi spaventava la totale remissione della ragione ai sensi. Per un po’, quando ho conosciuto Ettore, mi sono lamentata con me stessa per essermi impedita di godere così, poi invece ho compreso che non l’avrei capito né accettato un amore talmente profondo e senza confini, l’avrei calpestato senza attenzione e sciupato.

-Ecco quello che ho pensato…

Inizio con calma, per lasciare che il piacere delle nostre sinapsi preceda quello che arriverà, certamente, nell’unione della carne. Lui è rapito ed in completa simbiosi con me, mi sembra che possa sentire i pensieri prima che si formino, lo vedo leggerli e sorridere, come quando la voce arrivava in ritardo rispetto alle immagini, nelle televisioni col tubo catodico, in quel tempo in cui eravamo ancora liberi di giocare a palla avvelenata in un cortile.

E parlare non serve più.

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